Anche la serie di dipinti e disegni “Divagazioni senza stile: la mia debolezza” hanno molto del contemporaneo: la soggettività dell’artista, e quindi la sua arbitrarietà, è ridotta al minimo, proprio come proposto da molte delle teorie attuali. Nonostante siano ritratti figurativi, non vogliono trasfigurare nel vivente, infatti, lo sfondo non viene mai lavorato, è lasciato bianco, più vicino a una catalogazione zoologica, una perizia scientifica che mantiene una frattura insanabile con il vivente (gli uccelli impagliati infatti non volano, diceva il prof. Beni) piuttosto che al tentativo di fingere a mo’ di trompe–l’oeil. Quello che questi lavori non danno, in questo caso del contemporaneo sono deficitari, anzi, non ho problemi a dire che non sono neanche arte, è la libertà di interpretazione e riflessione all’osservatore. L’opera d’arte, invece, deve essere capace di far costruire castelli in aria a chi sa leggere e vedere.
glm